Diario di una traduttrice

31 dicembre 2025

Dopo essermi concessa altri 15 minuti dopo la sveglia ed aver affrontato il freddo fuori dal piumone, seguo il mio pensiero felice e accendo il computer: Katy mi aspetta nella Stanza Blu.

Come ieri mattina, mentre lei si accingeva a portare su per le scale un vassoio preparato da zia Izzie per la loro ospite, su cui aveva notato un bellissimo tovagliolo bianco come la neve, un piatto di pollo freddo, panna e lamponi e una tazza di porcellana rosa e bianca con del tè, ho preparato il mio caffè. Ho scelto una tazza che era nella casa dei nonni, una di quelle col bordino dorato, il manico arricciato e qualche fiore delicato tutto intorno. Ho sempre amato queste cose, ho tazze e tazzine tutte diverse, che vengono da altre case, che raccontano altre storie, che sanno di giorni passati, ma che restano con me da sempre, mi hanno accompagnata fino a qui e a cui lascio il ricordo di altri nuovi momenti.

Mentre sorseggiavo il caffè, ho aperto la finestra: l’alba rischiarava la campagna tutto intorno. La vigna, che solo poche ore prima regalava un meraviglioso bagliore arancione al tramonto, adesso era spenta, grigia, sonnolenta, avvolta in un leggerissimo lenzuolo di bruma. Dalla casa in cima alla collina salivano i primi sbuffi di fumo su di un cielo che si rischiarava sempre più.

Mi sono fermata a pensare così… a questa scena, a questa descrizione, ai pensieri corsi alla casa in campagna dei nonni. Un senso di pace e bellezza mi ha pervasa, il sonno è sparito lasciando il posto alla gioia di essere lì a godermi questa semplicità sulla quale spesso non ci soffermiamo. Sempre presi dalla fretta, preferiamo non stupirci più di ciò che abbiamo sotto gli occhi. Lo dico sempre nelle mie guide e nei miei articoli: prima di partire per emisferi lontani, meravigliamoci di ciò che abbiamo sotto gli occhi e che spesso non vediamo o diamo per scontato.

Ho riflettuto sul fatto che, quando ci fermiamo attentamente a notare quello che abbiamo intorno ne escono descrizioni puntuali, come quelle che leggiamo nei libri. Quella tazza che tiro fuori quando voglio coccolarmi mi ha catapultata su quelle scale dove Katy saliva frettolosamente con la cena per la cugina Helen. Sono state la sua e la mia attenzione per i dettagli a farmi pensare a quanto spesso cerchiamo questa bellezza nei libri, in descrizioni fatte da altri, con altri occhi, ma che infine, se ci fermiamo a osservare, somigliano tanto a ciò che viviamo e abbiamo intorno. Non so se sia stata la tazza, l’alba, o Katy, ma mi sono rallegrata di ciò che ho e che mi circonda.

Dovremmo farci caso più spesso. Tenere un diario delle cose belle, dei pensieri felici, segnarli in agenda o condividerli con qualcuno. Ci renderemo meglio conto della bellezza che ci circonda. Una frase al giorno, proprio come quelle che sottolineiamo nei libri.

…e poi ho pensato che, quando cerchiamo le parole di altri autori, nell’istante in cui apriamo il libro, facciamo quel gesto che ho fatto ieri mattina e che faccio ogni mattina: apriamo una finestra. Solo che, anziché guardare fuori, sbirciamo dentro. E quindi ho provato a mettermi dall’altra parte: se fosse Katy ad affacciarsi sul mio mondo? Se fossero i personaggi dei libri che amiamo, leggiamo, traduciamo, ad affacciarsi sulle nostre vite?

Ho visto Katy con lo stupore dei bambini, allungare le mani verso la mia tazza. Voleva prenderla e ammirarla, e ho avuto paura che potesse romperla. Ho visto me che le raccontavo da dove venisse e poi, mostrandole le altre chiuse nella vetrina, le ho parlato di quella mia mania di collezionarle. Aveva gli occhi illuminati e la bocca spalancata. Non gliele ho fatte toccare però… dopo quello che aveva combinato col vassoio per la cugina Helen!

Tradurre questo libro mi sta regalando emozioni bellissime e… quando devo lasciare la combriccola dei Carr per qualche faccenda, lo faccio sempre a fatica. Nel corso della giornata mi sorprendo poi a dire cose tipo “scusate, ma ho lasciato Katy in soffitta e sta per tornare zia Izzie, devo andare a vedere cosa combinano” … e la gioia di questo lavoro si fa grande e non guarda in faccia all’ora, al freddo e alla rinuncia.