Lontani dalle grandi città, dal traffico e dalla frenesia che ormai caratterizzano la vita e la quotidianità della maggior parte di noi, ci sono piccoli borghi silenziosi che se ne restano in disparte, strade e porte aperte per chi ha il desiderio di addentrarvisi e scoprirli. E’ in uno di questi che già all’età di due anni ho lasciato qualcosa di me… ed è lì che ho imparato quella “strana” usanza di salutarsi quando ci si incontra per strada!
Già, perché oggigiorno ormai siamo diventati scettici, ciò che sentiamo in TV o leggiamo sul giornale, la realtà stessa che ci circonda, ci spinge necessariamente ad alzare la guardia e non fidarsi di nessuno, non parlare, non sorridere, non condividere. “Non accettare caramelle dagli sconosciuti” è stato il leitmotiv della nostra infanzia ed è ciò che trasmettiamo, anche se con parole diverse, nel quotidiano ai nostri figli. Oggi che non ci è più concesso girare tranquillamente la sera, fare amicizia, scambiarsi un numero di telefono, e anzi… teniamo nascosti i nostri dati e ci appelliamo continuamente al diritto di tutela della privacy… oggi ci suona così strano passare tra le strade di un piccolo paese, lasciare che occhi locali ci fissino e ci scrutino interrogandosi a vicenda su chi potremmo mai essere, se semplici forestieri di passaggio o nuovi abitanti. E chissà mai cosa ci ha spinti ad arrivare fin lì…
Piccoli borghi e la “strana” usanza di salutarsi…
Appunti sul… quaderno di viaggio
A costo di sembrare indelicata, cosa che certamente non intendo essere, devo iniziare col dire che se i viaggiatori non saranno disposti a lasciarsi i propri pregiudizi nazionali dietro alle spalle e a vedere tutto ciò che caratterizza ed eccelle in un paese straniero, senza trovare difetti in ciò che non è a noi comune, faranno meglio a restarsene a casa.
Le parole sono di Mary Cadwalader Jones, una scrittrice e agente letteraria americana che nel 1900 si prende la briga di scrivere un vero e proprio manuale per le donne che decidessero di mettersi in viaggio senza l’accompagnamento di un uomo.
Rendez-vous al Caffé Letterario
Tra tutti i luoghi in cui avrei potuto condurvi per questo primo appuntamento, ne ho scelto uno molto suggestivo, artisticamente e culturalmente parlando. Non aspettatevi un paesaggio sconfinato, un panorama mozzafiato o un percorso inedito. Il rendez-vous è al Caffè Letterario!

Questi locali hanno sempre suscitato in me un fascino profondo! Porti di approdo sicuro in cui rifugiarsi, in cui lasciarsi ispirare, in cui fermarsi semplicemente per osservare la vita, la storia, le bellezze, la fisionomia di un popolo e di una città: il caffè letterario è tutto questo, un contenitore, ed al tempo stesso una vetrina sul mondo, testimone di intere epoche, storia, arte e cultura di una città.
La storia insegna che quella dei Caffè fu una moda, un rito e infine un mito: in essi si incontravano personaggi eccentrici, talentuosi, esibizionisti, creativi, rivoluzionari. Nei caffè sedevano il giornalismo, l’arte, la legge, la politica…
